Nicola Bonetti fu ucciso il 28 giugno 1980 al Lido di Spina mentre era in auto con la fidanzata. Dopo anni di indagini, il caso è rimasto senza colpevole.
Esistono crimini che paiono consumarsi nell’arco di una sola notte, per poi rimanere avvolti nel silenzio per intere generazioni. Il caso di Nicola Bonetti appartiene proprio a questo limbo senza fine. Aveva 22 anni, era uno studente ferrarese di Medicina e la sera del 28 giugno 1980 si trovava al Lido di Spina, nel Ferrarese, insieme alla fidanzata. Una serata estiva, apparentemente normale, si trasformò in un omicidio mai chiarito.
Da allora il suo nome è rimasto legato a uno dei casi irrisolti più dolorosi della provincia di Ferrara. Le indagini hanno attraversato piste diverse, sospetti, perizie balistiche e proscioglimenti, ma nessuno è mai stato condannato per la sua morte.
La sera dell’omicidio di Nicola Bonetti e gli spari nella pineta
Quella sera Nicola era in auto con la fidanzata, una ragazza molto giovane originaria di Sanremo. I due si erano appartati nella zona della pineta e delle dune del Lido di Spina, a poca distanza dal mare. All’improvviso, dal buio, comparve una figura armata.

Secondo la ricostruzione emersa dalle indagini, l’uomo si avvicinò alla vettura e intimò a Nicola di scendere o aprire la portiera. Il ragazzo avrebbe cercato di reagire mettendo in moto l’auto o tentando di allontanarsi. In pochi istanti partirono due colpi di pistola: i proiettili infransero il finestrino e raggiunsero Nicola, ferendolo in modo gravissimo.
La fidanzata riuscì a scendere dall’auto e a cercare aiuto. Nicola non morì subito, ma le sue condizioni apparvero disperate fin dai primi momenti. Venne soccorso e portato verso l’ospedale di Comacchio, ma per lui non ci fu nulla da fare. La dinamica lasciò subito molti dubbi: l’aggressore colpì solo lui, senza ferire la ragazza, che restò l’unica testimone diretta di quella notte.
Le indagini, l’arma e il caso rimasto senza colpevole
La prima ipotesi fu quella di un tentativo di rapina finito male. Ma con il passare del tempo quella spiegazione sembrò sempre meno solida. Il modo in cui Nicola era stato colpito, la scelta di sparare soltanto a lui e la fuga rapidissima dell’assassino fecero pensare anche a un delitto più mirato.
Le perizie portarono l’attenzione su una Walther PPK, modello compatibile con l’arma usata per sparare. L’inchiesta coinvolse diverse persone: un commerciante ferrarese, alcuni soccorritori, due fratelli della zona e perfino la fidanzata di Nicola, finita per un periodo sotto indagine a causa di versioni ritenute non sempre lineari. Ma il quadro non arrivò mai a una prova decisiva.
Dopo anni di accertamenti, perizie e controperizie, il procedimento si chiuse nel 1990 con il proscioglimento degli indagati. Nessun colpevole, nessuna verità definitiva. Ed è proprio questo che rende ancora oggi l’omicidio di Nicola Bonetti così difficile da archiviare: un ragazzo di 22 anni ucciso in una notte d’estate, una fidanzata sopravvissuta accanto a lui e un assassino che, dopo più di quarant’anni, non ha ancora un volto.